Squirting, quando l’orgasmo femminile si palesa

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Quando pensiamo all‘orgasmo, nella maggior parte dei casi, ci viene in mente quello maschile, rappresentato dall’eiaculazione dell’uomo e dalla conseguente fuoriuscita di sperma. In realtà, un fenomeno simile può accadere anche alle donne.

Si sente parlare spesso del fatto che il gentil sesso finga durante i rapporti sessuali di raggiungere il tanto agognato piacere: in realtà, è vero che molte donne hanno un’enorme difficoltà a raggiungere l’orgasmo, ma è altrettanto fattibile che esse possano provare un acume di piacere durante l’atto sessuale, se vivono l’intimità in un certo modo.

Grazie soprattutto ai film porno, è venuto alla luce, infatti, un nuovo fenomeno di cui in molti parlano e al quale si sono interessate anche le donne: parliamo dello squirting, ossia quando una donna raggiunge un orgasmo di pari livello a quello maschile, spruzzando letteralmente del liquido.

Dal punto di vista scientifico, non c’è un parere unanime su questo fenomeno che, spesso, viene definito, in maniera inesatta, “eiaculazione femminile“. Sostanzialmente, una donna emette un fluido lattiginoso e vischioso, simile al liquido seminale, ma più liquido, sia sotto forma di gettito che sotto forma di rilascio. In quest’ultimo caso, parliamo di gushing.

Lo squirting, in realtà, esiste dalla notte dei tempi ma, come potrete capire, se n’è parlato poco nel corso dei secoli per i vari tabù e censure che esistevano sull’universo sessuale femminile. In termini statistici, una donna su dieci ha la possibilità di “squirtare”: ciò si spiega col fatto che, per dare luogo a una tale reazione fisica, c’è bisogno di una specifica stimolazione manuale ed energica che non tutte le donne praticano con l’auto-erotismo e che non tutti gli uomini dedicano alla propria partner durante i preliminari.

A ciò, si aggiunge anche il fatto che molte donne si vergognano di questa palese fuoriuscita di “liquido del piacere“, se così vogliamo definirlo, di fatto trattenendolo definitivamente durante la stimolazione clitoridea e vaginale.

La timidezza e la vergogna, in tal senso, derivano anche dal fatto che le donne temono che il proprio uomo scambi questo liquido con eccessiva lubrificazione o con urina. Questo frenarsi, da parte delle donne, sicuramente porta all’insorgere di una sessualità inibita, insicura e limitata. Quello che deve essere ben chiaro, è che questa reazione è del tutto naturale e che da essa bisogna estrarre solo piacere e abbandono dei sensi e non di certo paura e pregiudizi.

Questo fenomeno, secondo quanto riferimento dalla comunità scientifica, deriverebbe dalle ghiandole di Skene, una specie di residuo prostatico, situato nella parte anteriore interna della vagina, a pochi centimetri di profondità, proprio nell’area concernente il punto G, anch’esso oggetto di accese discussioni in ambito scientifico, nonché non sempre pertinente a un gran numero di donne.

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