Sesso e Zen, quando l’amore si fonde al misticismo

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Sesso ZenL’eros non è qualcosa collegabile necessariamente solo alla carnalità del gesto sessuale, ma anche a una dimensione spirituale, soprattutto se parliamo di Zen.

Secondo quanto viene sottolineato anche dal buddismo, se non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, andremo incontro a momento di pura infelicità.

Se riusciamo a far nostro ciò che desideriamo, però, spesso attuiamo degli atteggiamenti di possessione e ossessione, se così possiamo dire, sperimentando, di converso un’infelicità ancora maggiore, dato che ci aggrappiamo disperatamente a una persona.

Lo Zen ci insegna che ogni cosa fa parte di un essere universale, interconnesso e interdipendente. Il nostro valore non dipende da ciò che diciamo, né da ciò che facciamo. A prescindere da tutto il resto, il nostro essere fondamentale è già il Buddha (l’illuminato). Praticare, secondo una visione buddista, significa realizzare la nostra integrità e liberarci dall’auto-alienazione: per fare ciò, bisogna coinvolgere tutto il proprio essere, anche nella sessualità. Bisogna riconoscere il proprio valore e quello del partner quando si fa sesso, in modo da sentirsi perfetti sia in coppia che da soli.

La tradizione Zen affronta la sessualità, seguendo una regola base: evitare l’abuso della sensualità e la mortificazione dei sensi (come, ad esempio, avviene nelle pratiche sessuali masochiste). Non bisogna per forza vivere di eccessi e di atti estremi per sentirsi autentici e vivi e affrontare i problemi della vita (malattie e la vecchiaia che non tutti accettano, ricorrendo a chirurgia plastica e interventi per attutire, quanto possibile, gli inevitabili segni del tempo). Privare anche la mente di cose che le sono utili è, oltremodo, negativo. Masochismo ed edonismo sono due poli verso i quali, secondo la filosofia Zen, è meglio non mirare. Bisogna puntare alla Via di Mezzo.

L’edonismo conferisce al sesso tantrico uno status sacro, negando che tutte le altre funzioni del corpo siano ugualmente venerabili. Lo zen sostiene, invece, che esse siano tutte ugualmente sacre. D’altronde, l’edonismo culturale nasce come reazione al puritanesimo sociale o individuale, che provoca sensi di colpa o di vergogna collegati al sesso.

I limiti del sesso zen

La regola buddista tradizionale impone che un laico non debba avere rapporti sessuali con minori, con chi è sposato o fidanzato con un’altra persona e con chi è stato condannato al carcere o ricoverato in una clinica mentale. Per il resto, ogni persona laica può vivere liberamente la sessualità, a patto che si tengano ben presenti i concetti di sofferenza e di impermanenza. Lo Zen, inoltre, fa una riflessione attenta anche sulla promiscuità: si possono cambiare partner frequentemente, ma solo se si è alla ricerca di quello giusto. Se, invece, si usa l’altro per sentirsi completi o superiori, si agisce solo in maniera egoistica, senza preoccuparsi delle necessità di chi ci sta affianco, seppur per una notte.

Lo zen, poi, non condanna la prostituzione: ciò che vuole fare una persona con il suo corpo è affare suo. Ciò che viene condannato è lo sfruttamento della persona, indotta a compiere atti sessuali non voluti. Infine, ognuno è libero di esprimere la propria natura sessuale, che si tratti di omosessualità o eterosessualità: la filosofia Zen, infatti, non esprime giudizi morali.

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